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TuscanyDream/Artigianato/Il vetro e il cristallo di Colle Val d'Elsa

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Toscana - Colle Val d'Elsa

1834 dal boemo Giovan Battista Shmid, divenuta la "fabbrica di cristalleria, vetreria e oggetti d'ogni specie da tavola", stabilirà concreti rapporti con la celeberrima Baccarat e col suo catalogo, arriverà a produrre annualmente più di 800 pezzi arrotati, riceverà premi nelle grandi Esposizioni Universali meritando a Colle l'appellativo di Boemia d'Italia. Sullo scorcio del CIC secolo, la ferrovia avrebbe voluto risolvere l'insostenibile isolamento della cittadina e, nel segno del vetro, oltrechè del ferro padre di tutte le industrie (perchè a Colle oltre la Schimd c'era la gran ferriera del savoiardo Masson) avrebbe dovuto compiersi il destino industriale di quella zona della Toscana interna.
Ma nel corso del nuovo secolo, tra permanenti difficoltà infrastrutturali, sullo sfondo delle prime lotte operaie e delle impervie vicende connesse al trust del vetro italiano, la storia di quell'industria si farà complessa: dallo Schmid alla Nardi, dalla "Fabbrichina" di Filippo Lepri, da Giovan Battista Rolandi al tentativo di Guido Balzamo Stella, fondamentali apporti di Modesto Boschi, più passaggi e mutazioni hanno articolato la geografia del vetro valdelsano preparando il variegato tessuto produttivo odierno. Tutta insieme però la vicenda millenaria di questa valle dove si trovano sabbie e minerali quarziferi, dove le gore fornivano la forza motrice, e dove crescevano quei boschi cedui che lungamente hanno servito le fornaci, costituisce un retroterra che comincia ad essere intravisto come utile, non solo per gli studiosi.
Forse all'auspicata maggior riconoscibilità del vetro e del cristallo colligiano, ad incentivare la promozione, il marketing nonchè più spiccate capacità di progetto può servire la storia antica e moderna di questa industria. Giacchè l'affermarsi dei prodotti sui mercati, la ricerca di nuove forme o l'evoluzione di quelle tradizionali scaturisce spesso da una più perspicace conoscenza critica del passato; una conoscenza che, specie in Toscana, può fornire quel surplus di valore che manca alle produzioni di altre zone, concorrenziali (o vincenti) sul piano della pura tecnologia e su quello del costo del lavoro.

Toscana - Colle Val d'Elsa e i cristalli
Colle dal d'Elsa concentra quasi la metà delle imprese che in Italia producono cristallo. Non solo vi si trova una grande fabbrica come la CALP, ma ci sono anche una sessantina di imprese artigiane con varia dimensione e specializzazione, rifiniscono con la molatura e l'incisione calici,bottiglie, vassoi e quant'altro articola un materiale di raffinatissimo pregio, distinto dal vetro comune per il contenuto di piombo che gli assegna particolare lucentezza. Una realtà economicamente assai importante, quella di Colle, che oltretutto può vantare veri e propri maestri quali Bareni Cigni, Arduino Bacci, Mario Belli, ma che non sfrutta per quanto potrebbe il suo potenziale: stentando A farsi riconoscere con uno specifico marchio di qualita' non usufruendo del valore aggiunto della Tradizione artistica toscana. Come a Murano e nella ligure Altare, il vetro della Val d'Elsa vanta una storia antica e fascinosa. A Montatone, a San Vivaldo, e soprattutto a Gambassi la produzione di vetri d'uso comune s'afferma già nel Medioevo e attraverso il percorso della via Francigena si rapporta al Nord d'Europa. Toscana - Colle Val d'Elsa e i cristalli
Un'industria che su scala nazionale ed oltre, si riconobbe in un prodotto assolutamente tipico:il cosiddetto "gambassino" ovvero un bicchiere dalla forma tronco-conica tutelato per legge nella sua morfologia e, dal '300 al '500, riconoscibilmente effigiato dai pittori nella consuetudine degli ambienti domestici e delle tavole imbandite. Pur senza le emozioni del reperto medievale o il prestigio del Rinascimento, c'è pure - notevolissima - una storia moderna del vetro locale con l'avvio della lavorazione del cristallo. Sull'onda delle riforme di Pietro Leopoldo e col respiro internazionale assunto dal Granducato negli anni francesi, da Livorno nuovi capitali affluivano nell'entroterra. Francesco Mathis, un maestro vetraio di Marsiglia, con alcuni soci e ottanta operai aveva impiantato una cristalleria nell'ex convento degli Agostiniani. Quella stessa impresa che, rilevata nel

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